
Osservazione della flora
Piccole, talvolta quasi invisibili, le orchidee crescono sul nostro suolo vulcanico o nelle penombre del sottobosco e sono dei veri tesori nascosti del nostro territorio, esempio perfetto di biodiversità vegetale.
Nella foto tre esemplari che possiamo trovare lungo i sentieri dell’area protetta: Anacmptis morio, Anacamptis papilionacea e Oprhis incubacea.
L’ Anacamptis morio, è una specie abbastanza comune dalle nostre parti, che colonizza gli ambienti più vari, inclusi i substrati vulcanici, si riconosce dal fusto verde nella parte inferiore e dai fiori che assumono colori variabili dal viola scuro al porpora al rosa al lilla. Il nome deriva dal greco anacampto – ripiegarsi, incurvarsi riferito probabilmente ai tepali incurvati verso l’alto, e dal latino morio che significa buffone, per le striature del casco che ricordano il berretto di un giullare.
L’Anacamptis papilionacea, ampiamente diffusa in prati, pascoli e ambienti incolti e soleggiati, predilige terreni non eccessivamente umidi e i substrati vulcanici. I fiori grandi e vistosi sono tra loro abbastanza spaziati e vivacemente colorati, nelle tonalità dal rosso al rosa. Il nome deriva dal greco anacampto – ripiegarsi, incurvarsi, probabilmente riferito al lungo sperone del fiore, e dal latino papilio, ovvero farfalla in quanto i fiori ne richiamano la leggiadria.
Le possiamo osservare entrambe nella zona dei pratoni del Vivaro e sui Monti Tuscolani.
L’Oprhis incubacea, cresce in terreni incolti, arbusteti, radure o bordo strada, in ambiente luminoso ma anche a mezz’ombra. Ha un fusto piuttosto slanciato, il fiore si presenta con petali grandi nei toni del verde-giallastro o marrone-verdastro, il labello ovoide è bruno scuro o nero con pelosità marginale. Il nome generico greco oprhis significa sopracciglio, forse in relazione alla pelosità del labello. Il nome specifico deriva dal latino incubus, incubo per il colore molto scuro del labello che rievoca gli incubi notturni. Questa specie piuttosto rara è stata fotografata per la prima volta nel Parco in località Vivaro nel 2023.
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Estratto dal libro: “I tesori nascosti del Parco dei Castelli Romani. Le orchidee spontanee” 2024